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Sano e biologico fin dai primi bocconi : uno svezzamento alternativo

Le cinque principali caratteristiche dello svezzamento alternativo, sano e bio 

 

Il tema dello svezzamento è sempre molto delicato: iniziare il proprio bimbo al mondo del cibo genera spesso tensione ed insicurezza, perché noi mamme vogliamo sempre fare il meglio per i nostri piccoli ma spesso non sappiamo esattamente da che cosa questo “meglio” sia rappresentato.

 

Con la mia primogenita Allegra, classe 2012, ho semplicemente seguito le indicazioni del mio pediatra, proponendo uno svezzamento tradizionale con  pappe di carne a pranzo (omogeneizzati) e di formaggio a cena. Non ho un brutto ricordo dei suoi primi pasti ma non posso affermare di essermi divertita e felicemente impegnata come invece ho fatto con la mia seconda bimba, Camilla.

 

Con lei abbiamo impostato quello che mi piace definire svezzamento alternativo: una vera e propria avventura alla scoperta del cibo, che è andata in parallelo ad un miglioramento delle nostre abitudini di famiglia a tavola, innescando un circolo virtuoso di cui vado molto orgogliosa. Mi piace parlare di uno svezzamento alternativo, un vero e proprio viaggio alla scoperta della varietà degli alimenti da portare a tavola, dove la mia bimba, più che aver imparato qualcosa da me è stata una vera e propria compagna di avventura.

 

Voglio di seguito elencare le caratteristiche principali del nostro approccio allo svezzamento, sperando di essere fonte di ispirazione alle mamme che vogliono intraprendere un percorso un po’ alternativo per il viaggio dei propri bimbi alla scoperta del cibo. Perché io son convinta che chi ben inizia sia già a metà dell’opera!

 

1) Tranquillità e rispetto dei tempi del bambino

In linea con le indicazioni dell’OMS, ho aspettato che Camilla avesse compiuto i sei mesi per iniziare a proporle cibi solidi e comunque ho osservato la comparsa dei classici segnali di maturità per compiere i suoi primi assaggi: interesse verso il cibo e quanto succede a tavola, capacità di stare seduta senza sostegni, perdita del riflesso di estrusione (quando sputano quello che gli viene messo in bocca col cucchiaino, i bimbi non sono ancora pronti).

 

2) Scelta di ingredienti biologici e di stagione

Una volta deciso di non utilizzare il classico babyfood che si trova in farmacia e negli appositi scaffali del supermercato, il fattore qualità del cibo è diventato cruciale.
Abbiamo da subito optato per prodotti freschi, di stagione e di origine biologica certificata, per la produzione dei quali non vengono impiegati pesticidi e sostanze dannose come antibiotici ed ormoni nel caso delle carni. La scelta bio, inoltre, rappresenta una scelta sostenibile per il futuro della terra, ed è un punto di partenza fondamentale per educare i nostri bambini ad amarla e a rispettarla. Anche il rispetto della stagionalità insegna ai nostri bambini che, per quanto al supermercato sia sempre tutto disponibile, in natura ci sono tempi diversi dal “tutto e subito” cui sono ormai abituati.

 

3) Varietà degli ingredienti

Il viaggio di Camilla nel mondo del cibo, unito al mio desiderio di preparare sempre qualcosa di buono e sano, ci ha portato alla scoperta di ingredienti estremamente ricchi e validi ma spesso non conosciuti o presi poco in considerazione: cereali preziosi come il miglio, il grano saraceno, l’orzo, il farro, i grani antichi e regionali, le farine integrali anche per la preparazione di dolci e pane, i tanti legumi che la nostra terra ci offre: se ripenso a quando variare significava scegliere farina istantanea di mais e tapioca piuttosto che di riso, mi viene da sorridere!

 

4) Varietà nelle preparazioni

Una delle caratteristiche dello svezzamento tradizionale è quella dell’omogeneità dei pasti: tutto viene proposto sotto forma di crema liscia e all’apparenza ogni pasto del bimbo è uguale all’altro. La nostra è stata una sperimentazione anche in questo senso: seguendo l’età e le capacità di Camilla, le ho cercato di far conoscere le diverse e naturali consistenze dei cibi evitando di eccedere col frullatore ed eventualmente sminuzzando gli ingredienti di più difficile gestione con le posate o anche con le mani.

 

5) Il menù settimanale

Nell’arco dei quattordici pasti principali della settimana ho sempre cercato di fornire il giusto bilanciamento tra carboidrati, verdura e fonte proteica. In particolare per la parte proteica, ultimamente argomento di grande interesse, abbiamo sempre alternato pesce, carne, legumi, formaggi e uova, secondo uno schema di questo tipo:

 

  • carne rossa  da allevamento biologico: 1-2 volte a settimana, sempre associata ad abbondante verdura
  • carne bianca da allevamento biologico: 2-3 volte a settimana
  • legumi associati a cereali: 3-4 volte a settimana
  • pesce: 3-4 volte a settimana
  • formaggio: 1-2 volte a settimana
  • uovo: 1 volta a settimana

 

La pianificazione del menù settimanale ha consentito una miglior organizzazione della dispensa e delle provviste, limitando gli sprechi e consentendo una gestione più efficiente della spesa. Ovviamente a giovarne è stato il portafogli,  ma anche l’aspetto educativo per le nostre bimbe, che di volta in volta imparano il valore del cibo e l’importanza di ridurre gli sprechi alimentari.

 

Queste sono le caratteristiche principali dello svezzamento di Camilla, un viaggio iniziato ormai un anno fa e che, per ora, ha portato a risultati grandi. Lei è una bimba che mangia di tutto ed esprime il proprio parere senza spaventarsi mai di fronte a un colore, un sapore o una consistenza diversa. Vederla affrontare con questo interesse e serenità il momento del pasto è una gioia, sapere di aver nutrito il suo corpicino con cibo sano è una tranquillità e aver scoperto tante nuove combinazioni ed ingredienti è, per tutti noi, una ricchezza in più.

 

Se siete incuriositi ed interessati all’argomento, ci vedremo settimanalmente qui a casa Vero Biologico per condividere ricette ed esperienze di svezzamento biologico, naturale ed alternativo!

 

A presto,

 

Ilaria di CosaMangiaCamilla

Ilaria Casagrande | cosamangiacamilla.it  

 

 

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