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Biochar, il biocarbone che renderà l’agricoltura sostenibile

Il biochar è una sostanza molto simile al carbone e può avere svariati utilizzi in campo agricolo

 

Il biocarbone risulta essere un ottimo ammendante, avendo  proprietà che migliorano il contenuto organico e la struttura dei suoli ma anche capacità di ritenzione idrica e di nutrimenti.

 

Gli scarti agricoli, vegetali e del verde urbano possono essere riutilizzati per realizzare il biochar che può arricchire le coltivazioni limitando l’uso di componenti chimici ma anche del letame, che anche quando è naturale è una fonte di produzione di metano ritenuta più inquinante della CO2.

 

Un esempio concreto di applicazione lo si può osservare al Brooklyn Navy Yard, imponente stabilimento industriale di New Brooklyn-GrangeYork, attualmente popolato di artisti, architetti, artigiani e persone che crescono ortaggi biologici.

 

Uno di questi si chiama Ben Flanner e coltiva lattuga rossa e verde in una fattoria-tetto di 6.000 metri quadrati. Il terreno sotto gli ortaggi sembra normale, ma afferrandone un pugno e guardando attentamente, tra le zolle brune di terra ci sono piccole particelle nere – resti di frammenti di carbone che sono stati mescolati nel suolo di due anni fa.

 

Flanner pensa che questo materiale ricco di carbonio, conosciuto come biochar, abbia aiutato i suoi raccolti a prosperare, forse anche aumentare il loro rendimento, e spera in risultati ancora migiori nei prossimi anni.

 

I sostenitori vedono un grande potenziale per arricchire e fertilizzare il suolo con un prodotto che proviene dal riscaldamento di materiale biologico – come bucce ed altri residui agricoli – in una camera fredda ad ossigeno. Biochar può essere anche ricavato dal sottoprodotto della produzione di biocarburanti, per cui alcune aziende del settore sarebbero particolarmnete interessate a commercializzarlo dal momento che aumenta la domanda di forme di energia sostenibili.

 

Di utilizzi del biochar ne sono stati censiti ben 55: una nuova applicazione del biochar è quella per l’alimentazione degli animali. In questo modo si ridurrebbero le emissioni di metano dei ruminanti che, dopo le produzioni risicole, sono la seconda voce passiva nel bilancio delle emissioni di metano, un gas serra ritenuto più inquinante dell’anidride carbonica.

 

L’interesse nel biochar è in crescita anche tra gli scienziati, che stanno rapidamente ampliando gli studi per testare le sue potenzialità. Anche l’Italia è attiva con un progetto finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Capofila del progetto è il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna, gli altri partner italiani sono Uncem Piemonte (Unione nazionale Comuni Comunità ed enti montani, delegazione piemontese) e ha l’obiettivo di creare un nuovo approccio ecologico all’agricoltura, alle energie rinnovabili e alla gestione sostenibile dei rifiuti, affrontando la sfida dell’impiego del biochar prodotto con la pirolisi. 

 

In Italia il biocarbone non è stato ancora riconosciuto dal Ministero mentre in Svizzera, per esempio, il biochar è già autorizzato; in Francia non è autorizzato per legge, però è ammesso in agricoltura biologica.

 

La speranza è che il biochar possa aiutare gli agricoltori di tutto il mondo, in particolare quelli in Africa e in altre regioni in via di sviluppo, che spesso lottano con suoli poveri. Johannes Lehmann, scienziato alla Cornell University di Ithaca, New York, sostiene che il biochar ha un potenziale unico per superare alcuni dei più grandi limiti del suolo come ad esempio i terreni sabbiosi. L’augurio è che la ricerca possa progredire in fretta e che tutti paesi possano riconoscere a livello normativo e avvalersi di questo straordinario fertilizzante.

 

 

 

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