Verobiologico
Caricamento...
  • Condividi su:

Come si certificano le aziende bio

Requisiti e regolamento per ottenere la certificazione biologica 

 

Un’azienda che voglia essere certificata bio è sottoposta ad una serie di controlli su tutta la filiera produttiva.

L’inizio della coltivazione, trasformazione e la distribuzione di prodotti biologici, assieme alla loro importazione, è sottoposta a regolamenti europei che ne determinano le norme produttive, il sistema di controllo, le caratteristiche dell’etichettatura e le modalità dell’importazione dai paesi extra UE.

 

Gli operatori del settore e la filiera di produzione sono sottoposti al controllo di un ente legittimato dal Ministero delle Politiche Agricole Forestali.

In Italia vi sono enti, denominati Organismi di Controllo (OdC), che sono autorizzati dal MIPAAF (abbreviazione del suddetto ministero) a compiere verifiche nelle aziende e a certificarne la produzione biologica.

 

Gli accertamenti hanno luogo a partire dalla domanda del produttore di inizio della propria attività. Consiste nella presentazione della notifica di attività con metodo biologico cartacea o digitale.

Questo modulo è reperibile in Provincia, presso la Direzione Agricoltura della rispettiva regione, presso gli stessi Organismi di Controllo e le più importanti associazioni di categoria del biologico.

 

La dichiarazione consente la preventiva qualifica di azienda BIO in conversione a cui seguirà il riconoscimento di azienda biologica, passati due anni.

Il produttore sceglie l’organismo certificatore e nel caso di aziende importatrici, la notifica dovrà arrivare direttamente al MIPAAF.

 

In questa dichiarazione il produttore si impegna a:

  1. consentire ad un ente certificatore, accreditato dal MIPAAF, di compiere una serie di controlli;
  2. attenersi scrupolosamente alle norme Ue/nazionali;
  3. sottoporsi alle previste sanzioni in caso della loro trasgressione.

Hanno inoltre l’obbligo di tenere una apposita registrazione aziendale a disposizione, per i controlli del caso, sia dell’OdC sia delle altre autorità preposte.

 

Entro il 31 Gennaio di ogni anno dovrà essere inoltrato all’ente certificatore il piano annuale di produzione. Successivamente tale organismo avvierà i sopralluoghi ispettivi in azienda al fine di esaminare la conformità del sito produttivo alle disposizioni dei Regolamenti UE.

 

Con la relazione di ispezione della fase di avvio si hanno le necessarie informazioni in base a cui si formulerà il giudizio di idoneità alla certificazione. L’azienda sarà poi soggetta a controlli periodici.

 

Il piano preventivo dei controlli annuali, a cura del responsabile delle attività di controllo, disciplinerà i vari accertamenti ed infine si fornirà la specifica documentazione, atta a comprovarne l’appartenenza al sistema di produzione biologica.

 

ccpbIn Italia gli scandali sulle falsificazioni alimentari spinge inevitabilmente a serrare le fila dei controlli. In merito abbiamo intervistato CCPB, organismo di certificazione e controllo dei prodotti agroalimentari e no-food, per capire come avvengono i controlli per le aziende certificate. L’ente ci ha spiegato che “il regolamento europeo 834/2007 che disciplina l’agricoltura biologica, prevede costanti controlli sull’operato delle aziende”. In concreto ci sono sia le verifiche sul campo compiute da un ispettore, sia la verifica documentale. Ogni azienda in media riceve 1,5 visite ispettive all’anno, e attraverso i PAP, Piani Annuali di Produzione, l’organismo di certificazione sorveglia e valuta il mantenimento della conformità alla regolamento sul bio. Durante ogni ispezione vengono prelevati campioni di prodotto in ogni singola fase della filiera per controlli analitici di laboratorio. Un sistema che vale sia per le aziende produttrici, sia per i trasformatori: un prodotto lavorato per essere venduto come bio deve dimostrare che ogni componente sia stato soggetto a questo percorso, che può sembrare elaborato, ma che così garantisce il funzionamento di tutta la filiera.

 

L’ultima barriera contro le truffe è ACCREDIA, l’Ente unico nazionale di accreditamento: valuta la competenza tecnica e l’idoneità professionale degli operatori accertandone la conformità a regole obbligatorie e norme volontarie, per assicurare il valore e la credibilità delle certificazioni.

 

Accredia inoltre elabora una ulteriore certificazione, la ISO45011, richiesta dalla legislazione europea. La ragione ufficiale è disciplinare maggiormente il processo di BIO e monitorarne la persistenza dei requisiti.

 

Da qui nasce una forte tutela per il consumatore, che attraverso un sistema così strutturato di controllo e certificazione, sa che ogni prodotto che acquista è seguito in ogni fase della produzione. È poi interessante ricordare che questi controlli previsti dal biologico sono in aggiunta e non in sostituzione dei normali controlli, ad esempio sanitari, che riceve una azienda agricola convenzionale.

 

certificazione biologica
Per offrirti il miglior servizio possibile in questo sito utilizziamo i cookies, anche di terze parti a solo scopo statistico. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso. Ulteriori informazioni.