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CONSUMO CRITICO

Cos’è il consumo critico e come possiamo fare scelte etiche e sostenibili

 

Consumare in modo critico significa prima di tutto chiedersi se e quanto possiamo ridurre il livello dei nostri consumi senza per questo privarci di tutti quei beni, materiali e immateriali, di cui abbiamo necessità.

Il consumo critico è una pratica sempre più diffusa tra i consumatori che scelgono i prodotti da acquistare in base al rapporto prezzo/qualità ma soprattutto in base alla loro storia e al comportamento delle imprese che li producono e li distribuiscono.

Le nostre scelte d’acquisto possono condizionare i comportamenti anche della grandi aziende e possono indurre molti settori del mercato ad adottare sistemi di produzione distribuzione e vendita etici, sostenibili e responsabili.

Il consumatore critico ricerca consapevolmente ed esclusivamente prodotti provenienti da aziende che adottano sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Con le sue scelte d’acquisto esprime la sua disapprovazione per prodotti e produttori non etici e premia modi di produzione corretti, inducendo politiche aziendali più sostenibili e responsabili.

 

Consumando in maniera critica è come se votassimo ogni volta che facciamo la spesa, infatti Leonardo Becchetti, economista e professore ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, lo ha definito voto col portafoglio:

 

“La forza decisiva per costruire dal basso un benessere equo e sostenibile sarà il voto col portafoglio. Ovvero la sempre maggiore consapevolezza dei cittadini che le loro scelte di consumo e risparmio sono la principale urna elettorale che hanno a disposizione” 

 

Il voto col portafoglio esprime la sovranità del consumatore, il quale decide di usare il suo potere di acquisto e di risparmio per premiare o, viceversa, punire, aziende e Paesi responsabili o irresponsabili dal punto di vista sociale e ambientale.

Il voto col portafoglio è la vera urna elettorale, è la scelta politica più importante che noi abbiamo. Infatti le scelte dei cittadini hanno un impatto enorme nelle scelte delle imprese. I mercati che temiamo tanto sono fatti dalla domanda e dall’offerta, e sia la domanda che il mercato siamo noi.

 

Cosa dobbiamo fare per diventare consumatori critici

  • PENSARE se un prodotto realmente utile e necessario;
  • SCEGLIERE prodotti che rispettano l’ambiente e il risparmio energetico;
  • PREFERIRE prodotti a filiera corta, a km0 e artigianali;
  • INFORMARSI sul comportamento etico dei produttori rispetto ai diritti dei lavoratori, il lavoro minorile e l’inquinamento ambientale. 

 

Noi consumatori abbiamo un potere immenso sulle imprese: fare la spesa.

Se una azienda persevera in comportamenti di sfruttamento, ingiustizia sociale o inquinamento ambientale, possiamo attuare il boicottaggio: è un’azione forte che viene messa in atto quando molte persone scelgono, contemporaneamente, di non acquistare i prodotti di quell’azienda. Cali delle vendite del 2-5% sono normalmente sufficienti a condizionare i comportamenti di una impresa. 

 

Il commercio equo-solidale internazionale ad esempio non ha come obiettivo il profitto, ma la lotta a sfruttamento e povertà. S’impegna a pagare un prezzo giusto ai produttori, stimolando la cooperazione ed esigendo il rispetto della natura. Il commercio equo e solidale garantisce un trattamento economico e sociale equo e rispettoso ai produttori ed ai lavoratori dei paesi del Sud del mondo. È diventato quindi un’alternativa al commercio basato sullo sfruttamento, troppo spesso applicato dalle aziende multinazionali, mettendo in atto una filiera etica mediante un’economia di giustizia. 

 

Scegliere di partecipare a un GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale) è sicuramente un comportamento che va in questa direzione. Un gruppo di acquisto è formato da persone che decidono di acquistare collettivamente generi alimentari o di uso comune direttamente dal produttore, scegliendo la solidarietà come criterio guida nella scelta. I GAS generalmente selezionano prodotti di piccoli produttori locali (conoscenza diretta ed ecologia del trasporto), di preferenza biologici, e solidali nei confronti dei produttori e lavoratori. 

Un GAS può nascere da un gruppo di amici, famiglie, magari con la passione per il cibo buono e sano. Insieme si scelgono i produttori locali rispettosi dell’uomo e dell’ambiente. Poi acquistano i prodotti, spesso ottenendo un buon prezzo per via dell’acquisto all’ingrosso, e li distribuiscono ai membri del gruppo. 

I gruppi sono anche un polo culturale, e organizzano incontri sul consumo critico, sull’autoproduzione di alimenti come il pane ma anche di detersivi, saponi, ecc.

 

Consumare meno ma meglio per la qualità della vita dovrebbe diventare il nuovo motto del consumatore moderno.

Le famiglie che scelgono di fare scelte etiche e sostenibili monitorano il proprio consumo per cambiare l’economia partendo dai piccoli gesti quotidiani. Queste famiglie hanno l’obiettivo di diventare consumatori leggeri, cioè liberi nei confronti del mercato.
Le scelte d’acquisto di rispettose equilibri naturali attraverso l’autoproduzione, la riduzione dei consumi o la loro modifica, tenendo conto di etica ed ambiente. 

 

La società dei consumi ci induce a buttare quanto ancora utilizzabile: ricicla e riutilizza, non gettare l’usato. Questi oggetti possono servire ad altri, o essere utilizzati in altri modi. Il riutilizzo significa meno rifiuti, buon uso delle risorse, solidarietà con chi ti vive accanto e risparmio economico. Liberiamoci dai condizionamenti, teniamo o doniamo ciò che è ancora buono stato: puoi anche donare ciò che non usi più ad una ONG o ad una delle tante organizzazioni presenti sul territorio.

 

Il contesto mondiale mostra i limiti della finanza: dilagano investimenti speculativi e sono carenti quelli alle famiglie e piccoli imprenditori. 

La finanza etica usa gli stessi meccanismi della finanza convenzionale, riformandone i valori di riferimento: la persona e non il capitale, l’idea e non il patrimonio, l’equa remunerazione e non la speculazione. Questa finanza valuta anche le conseguenze delle scelte economiche: le ripercussioni sociali, ambientali e il rispetto dei diritti umani. L’obiettivo non è la massimizzazione del profitto ma la sua più equa ridistribuzione. I destinatari dei finanziamenti sono soggetti che operano per un futuro umanamente ed ecologicamente sostenibile: il noprofit, la cooperazione, la cultura, la difesa dei diritti umani, il commercio equo, l’agricoltura biologica, le energie rinnovabili, il turismo responsabile e la microfinanza. 

Per essere un risparmiatore etico si può scegliere una banca etica per i risparmi, e soprattutto una banca che non sia nella lista delle banche armate come, ad esempio, Banca Popolare Etica e Banche del Credito Cooperativo. 

Alcuni criteri utili per la scelta: sai come la tua banca usa i risparmi depositati? Ti è possibile scegliere i settori di attività verso cui indirizzare l’impiego del tuo risparmio? La tua banca realizza microcrediti per dare opportunità e diritti a coloro che non riescono ad avere accesso a prestiti bancari, in modo da poter avviare delle  proprie attività che promuovono una vita dignitosa? 

 

Infine, la crescita economica, il cosiddetto PIL, quantifica le merci e i servizi scambiati con denaro, non i beni e i servizi messi a disposizione alle persone, e nemmeno la felicità dell’utilizzatore.

Il consumatore etico e responsabile invece ha come parametri di riferimento la sobrietà nell’uso delle risorse che non sono infinite e che richiedono una capacità di carico da parte della terra per assorbirle; inoltre ricerca lo sviluppo dell’autoproduzione di beni e servizi in sostituzione di merci equivalenti. Questo consumatore aspira all’autoproduzione di merci ed allo scambio senza denaro, fondato sul dono e sulla reciprocità, che creano solidarietà, felicità e comunità. 

 

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