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Erbacce commestibili di giugno

Prosegue il nostro viaggio, mese dopo mese, nelle erbacce selvatiche commestibili

 

Facciamo insieme un bel viaggio tra le erbe spontanee mangerecce, quei doni della natura che ci fanno risparmiare e che anche in giugno deliziano il nostro palato.

 

Siete pronti quindi per entrare nel supermercato più etico e naturale d’Italia?

Le erbe spontanee sono un ottimo modo per arricchire le proprie ricette sane e nutrienti.

Tuttavia, si ricorda che bisogna sempre essere certi di ciò che si raccoglie, altrimenti si può rischiare molto. Si consiglia inoltre di recuperare le erbe commestibili lontano dal ciglio stradale o da zone inquinate, ad esempio, contaminate da altri agenti tossici come i pesticidi o erbicidi.

 

Dragoncello o estragone

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Artemisia dracunculus

Il dragoncello è un’erba dalle proprietà digestive ed anche molto nutriente; le sue foglie sono ricche di antiossidanti tra cui sali minerali e vitamine A e C.

Le foglie vengono utilizzate per preparare infusi per stimolare l’appetito, mentre con le radici si possono fare tisane per alleviare il mal di gola.

Il dragoncello è una pianta perenne cespugliosa che può raggiungere anche l’altezza di un metro. Ha fusto eretto e foglie molto lunghe e lanceolate.
Ci sono vari tipi di dragoncello, quello volgare dal fusto eretto, col brutto vizio di invadere l’orto e dall’aroma non proprio piacevole; e quello francese dal raffinato aroma, che è quello che ci interessa in cucina, col fusto strisciante e quell’inconfondibile aroma agrodolce sfumato di anice.
Il dragoncello si riproduce per talea in agosto, tagliando un rametto dalla pianta madre, lo si mette a radicare in un misto di sabbia e terriccio.

 

In cucina, il periodo ideale per raccogliere le foglie e i fiori di dragoncello è proprio in estate, a partire da giugno. 
Il suo aroma è pungente, molto aromatico e per questo utilizzatissimo in cucina come spezia.
Ottimo per aromatizzare verdure crude in insalata, uova, frittate o sottoli fatti in casa, perfetto per aceti aromatizzati. Si può essiccare, ridurlo in polvere e conservarlo in vasetti.

Quest’erba si può anche utilizzare per condire e insaporire pesce, uova e altri piatti. È inoltre uno degli ingredienti fondamentali della salsa bernese.

 

 

Erba di San Pietro o erba amara

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Balsamita major o Tanacetum balsamita

L’erba amara è una pianta perenne di circa un metro di altezza, fusto eretto e foglie alterne di forma ovale allungata, seghettate ai margini. A luglio-agosto fiorisce in piccoli fiorellini giallo oro.
Nel Medioevo l’erba amara era una delle protagoniste dell’orto, veniva cioè coltivata, mentre oggi la si può trovare come spontanea. Si chiama anche erba di San Pietro poiché, una volta, si utilizzava anche come segnalibro all’interno della Bibbia.

Per quanto concerne gli utilizzi in cucina, a Castel Goffredo ad esempio, in giugno, durante il periodo di raccolta dell’erba amara, si festeggia il tortello amaro: il protagonista del ripieno di questo tortello è proprio l’erba di San Pietro. Infatti, le sue foglie fresche si utilizzano come condimento di pietanze, per aromatizzare frittate, come ripieno e torte di verdure.

 

Ciombolino comune 

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Cymbalaria muralis

Utilizzata da sempre nella medicina popolare, quest’erba possiede proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e diuretiche. Oltre a ciò, in India sembra sia molto apprezzata per trattare naturalmente il diabete. Del ciombolino si possono utilizzare sia le foglie sia i fiori.

 

In cucina, le foglie sono buone da fare in insalata. Il loro sapore è leggermente acre e pungente, ed è assimilabile a quello del crescione. Tuttavia, si consiglia di non esagerare con il consumo di questa pianta perché presenta una lieve tossicità.

 

Borragine 

fiori di borragine

Borago officinalis

La borragine è un’erba spontanea divenuta talmente famosa in cucina e come erba decorativa che oggi si possono anche acquistarne i semi: cresce dalla primavera inoltrata e la si può raccogliere fino all’estate (da maggio a settembre).

Il suo ideale habitat è in terreni ricchi d’acqua e sostanze nutrienti e per crescere bella e rigogliosa ha bisogno di sole.
I suoi bellissimi fiori lilla, le sue foglie di un verde molto intenso, attirano il nostro sguardo: la borragine, infatti, oltre ad essere una delle spontanee più belle, pianta sacra a Giove, è anche una pianta dalle particolarissime virtù, la principale è quella depurativa del sangue e del fegato.
Ha proprietà diuretiche, sudorifere, antinfiammatorie, calma la tosse.
Sulla pelle arrossata e stanca provate a fare un infuso di borragine e frizionarlo sulla cute come impacco; in commercio nelle erboristerie potrete, poi, trovare le perle di borragine che si assumono dalle due alle quattro volte al giorno per prevenire rughe e invecchiamento della pelle. Le perle di borragine si possono anche aprire e utilizzarle al posto della crema antirughe prima di andare a letto.

 

In cucina si utilizzano i suoi fiori e le sommità fiorite come ingrediente di risotti, sughi, ripieni e pesti. La borragine è impiegata in cucina per preparare diverse ricette: l’uso tradizionale prevede la cottura delle foglie per fare ripieni, minestroni, frittate, torte e i famosi pansotti liguri. Un altro impiego tipico della borragine consiste nel preparare i fiori oppure le foglie come delle frittelle, passate prima in pastella e poi fritte.

Della borragine si utilizzano i fiori e le sommità: sulle foglie ci sono pareri discordanti in quanto posseggono alcaloidi pirrolizidinici tossici per il fegato soprattutto allo stato crudo in quantità notevoli. Nel dubbio, meglio evitarle.

 

Malva 

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Malva sylvestris

Questa pianta possiede proprietà antinfiammatorie ed emollienti, utili per proteggere le mucose dagli agenti irritanti, grazie alle mucillagini contenute nei fiori e nelle foglie. Per questo motivo, l’impiego della malva è ideale per contrastare tosse, idratare e alleviare le infiammazioni nell’intestino, decongestionare le vie aeree e favorire l’eliminazione delle feci: le mucillagini infatti svolgono anche una moderata azione lassativa.

 

La malva era con ogni probabilità l’erba più ampiamente utilizzata nelle case dei contadini, sia come rimedio naturale per trattare diversi disturbi sia come vegetale da usare in cucina. È possibile impiegare tutte le parti della pianta: foglie, fiori, e radici. Solitamente però si preferiscono le foglie e i fiori per preparare decotti, insalate, minestre, zuppe e frittate.

 

Menta 

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Mentha Piperita

Pianta erbacea perenne che cresce un po’ ovunque prediligendo terreni umidi e paludosi, la menta piperita fu scoperta nel 1696 dal botanico inglese John Ray: egli fu colpito dall’aroma davvero intenso di questa pianta, probabilmente incrocio naturale di varie qualità selvatiche.
Il suo uso si diffuse rapidamente, considerando il suo meraviglioso e freschissimo aroma. Ma la menta, non quella piperita, ma sempre di menta stiamo parlando, era ben conosciuta anche alla medicina cinese che la impiegava per le sue proprietà diuretiche, digestive, ma anche come afrodisiaco.
Della menta si utilizzano le foglie e le estremità fiorite da raccogliere in estate.

 

In cucina la menta è ottima da aggiungere in insalate di cetrioli e pomodori, per aromatizzare formaggi freschi, salse crude, pesti e frittate, in particolare è ottima la frittata di zucchine e menta. Il suo aroma fresco è adatto anche nella preparazione di acque rinfrescanti, bibite, sciroppi e gelati fatti in casa.

 

Ortica bianca 

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Lamium album

Le foglie dell’ortica bianca hanno un sapore acre e amaro, e possiedono proprietà vulnerarie, antispasmodiche, depurative, espettoranti, toniche e astringenti.

Le foglie e i fiori, che si possono raccogliere dal mese di giugno fino ad agosto, si utilizzano soprattutto per preparare infusi. In cucina, sono buone da mangiare se vengono lessate, e il loro sapore ricorda quello degli spinaci. L’ortica bianca può essere impiegata anche per preparare minestre e frittate.

 

NOTA: Si ricorda che prima di mangiare le erbe selvatiche commestibili bisogna sempre essere sicuri che la pianta raccolta sia quella giusta. Inoltre si raccomanda di raccogliere le erbe commestibili lontano da strade trafficate, da aree industriali o zone coltivate che potrebbero essere contaminate da pesticidi o erbicidi.

 

 

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