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Erbacce commestibili di maggio

Nei prati, nei boschi, lungo i canali ci aspettano alcune sorprese: le erbe commestibili e non solo del mese di maggio

 

Siete pronti per fare delle belle camminate alla ricerca delle erbacce commestibili ed altre favolose sorprese che ci offre il mese di maggio? 

 

Maggio è il mese in cui iniziamo a trovare erbe spontanee ricche di oli essenziali e aromi. Hanno una elevata concentrazione di principi attivi e sono ricchi di oli essenziali perché crescendo spontaneamente e non avendo innaffiature regolari devono fortificarsi e concentrare le proprie essenze che li proteggono dal caldo. Questi oli sono tipici delle piante del clima mediterraneo proprio perché devono resistere al caldo estivo e al vento di mare; ogni foglia ricoperta da queste goccioline oleose preserva l’idratazione interna ed evita l’evaporazione eccessiva.

Oltre a questo hanno la funzione di attirare sulle piante spontanee insetti utili e respingere erbivori e insetti dannosi alla pianta stessa.

Gli oli essenziali sono come il nostro sistema immunitario per la pianta e l’uso in cucina di queste erbe aromatiche aiuta l’uomo a fortificare il proprio sistema immunitario arricchendosi di molti nutrienti che aiutano il benessere psicofisico.

 

Vediamo insieme quali erbe, germogli e foglie possiamo trovare durante maggio nei nostri prati e boschi:

 

ERBA ALLIARIA

ERBA ALLIARIA

erba alliaria

Predilige i terreni boschivi e, come si intuisce dal nome, il suo aroma e sapore ricordano vagamente quello dell’aglio. L’erba alliaria è una pianta spontanea perenne che si raccoglie prevalentemente da maggio in avanti, estremamente digeribile, delicata e utilizzabile in mille modi diversi.

In cucina, infatti, l’alliaria è utilizzabile in tutte le sue parti: i fiori bianchi si possono gustare a crudo nelle insalate; i semi per aromatizzare zuppe e minestre visto che il loro profumo ricorda quello speziato della senape; le foglie arricchiscono i panini e gli infusi, succhi, pesti a crudo, zuppe, minestre o per insaporire torte salate e piadine.

 

FINOCCHIETTO SELVATICO

finocchio

finocchio selvatico

Il nome gergale finocchietto è usato per intendere il finocchio selvatico, usato in cucina come spezia per la sua forte aromaticità.

Di esso si suole usare soprattutto l’apparato fogliare, detto volgarmente barba, e le altri parti morbide.

Altre parti utilizzabili sono i fiori e i semi, ovvero le parti a più alto contenuto di oli essenziali e di anetolo, il composto responsabile del profumo e del gusto tipico del finocchietto, assai dolce e dolcificante, fresco, che ricorda l’anice.

 

Oltre ad essere un protagonista di molte ricette tradizionali, variando dai primi piatti, alla pasticceria fino ai liquori, il finocchietto vanta molte virtù salutari: è particolarmente indicato nel combattere l’areofagia e i problemi di digestione, in particolare i spasmi addominali e le coliche d’aria; è inoltre un ottimo antiemetico, antispasmodico e antinfiammatorio.

Infine in India si trova nel mix di spezie multicolori che si usa masticare a fine pasto per rinfrescare l’alito e favorire la digestione.

 

GERMOGLI DI ROVO 

rovo

rovo

Sarebbe davvero un peccato trascurare gli eccellenti frutti del rovo, pianta spontanea e perenne che cresce nei terreni incolti e boschi: il rovo dona vita alle dolci more, frutto che si raccoglie tra agosto e settembre.

I giovani germogli si raccolgono in maggio e sono buonissimi anche crudi in insalata.

 

MELISSA OFFICINALIS

melissa

melissa

Pianta spontanea perenne tenuta in estrema considerazione dai Greci antichi, conosciuto il suo legame con le api (l’insetto mellifero ne è ghiottissimo) e quindi con il sole (l’ape è un animale di sole), la melissa è stata adorata soprattutto per le sue proprietà: risolleva lo spirito, calma il nervosismo e la malinconia. Nel X secolo, Avicenna scrisse che “La melissa dispone la mente e il cuore all’allegria”.

Le ‘Melisse’ erano le Sacerdotesse dei misteri di Eleusi e di Efeso, nei cui segretissimi riti si utilizzava il miele per lavare la lingua e le mani degli iniziati, per rendere pure le loro parole e le loro azioni. La melissa cresce nei pascoli e nei prati umidi, lungo le siepe o sui ruderi; oggi la melissa viene anche coltivata.

 

Le foglie, fresche o secche, di melissa conferiscono un gustoso aroma al formaggio, ai funghi, alle insalate, macedonie e frittate. La melissa si utilizza anche per preparare tè e birre.

 

ORIGANO SPONTANEO

origano

origano

L’origano è originario dell’areale mediterraneo (dalla Sicilia ai confini turco-armeni) e anche il suo nome ci ricorda che queste piante amano i terreni asciutti e esposti al pieno sole (orosganaos: che ama i monti).

Amato per il suo forte e inconfondibile aroma, la specie origano contiene oltre cinquanta specie (non tutte utilizzabili in cucina), tra le quali spiccano soprattutto l’origanum volgare e l’origanum majorana.

Ricco di utilissimi fenoli e terpeni, quali il caratteristico carvacrolo, timolo, fellandrene, p-cimene, limonene, cimene e cedrolo, in rapporti variabili a seconda del cultivar.

Oltre che in cucina, è usato da secoli in medicina, a cominciare da Ippocrate che lo cita come utile per curare problemi alla gola, allo stomaco e alle vie respiratorie.

È un potente antiossidante – è usato infatti anche per conservare gli alimenti – e antimicrobico.

Infine è prezioso per chi coltiva un orto sinergico: è noto che l’origano ha un’azione repellente verso molti animaletti potenzialmente dannosi per le piante.

 

ORTICA

ortica

ortica

Protagonista assoluta della cucina naturale basata sull’uso delle erbe spontanee commestibili, l’ortica si presta a mille piatti e ricette ed il periodo migliore per raccoglierla è proprio quello primaverile. Se ne può utilizzare praticamente ogni parte, ma in cucina è preferibile servirsi delle cime più fresche e tenere. Essendo un’infestante, la si trova praticamente ovunque, specie nei terreni incolti e umidi e lungo i sentieri. Dai risotti, alle zuppe, fino ad arrivare agli sformati, l’ortica vi stupirà per il suo sapore ricco e aromatico. Unica raccomandazione per la raccolta: munirsi di guanti per evitare spiacevoli incidenti.

 

PIANTAGGINE 

piantaggine

piantaggine

Diffusissima ai bordi dei sentieri, nei prati di montagna e nelle zone incolte; è ottima mangiata cotta insieme ad altre erbe o usando le sue foglie più giovani crude selezionando le rosette più tenere da fare in insalata oppure in farinate o frittate. Essendo una perenne è possibile raccoglierla tutto l’anno e data la sua diffusione non c’è timore di raccoglierne in quantità tale da comprometterne la sopravvivenza.

 

PREZZEMOLO SELVATICO

prezzemolo

prezzemolo selvatico

Originario delle aree mediterranee di Italia, Grecia e Nord Maghreb, il prezzemolo è una pianta ben conosciuta fin dall’antichità: il nome deriva dai termini greci petro selinon, ovvero sedano delle rocce.

È un’ottima fonte di flavonoidi e antiossidanti(in primis apigenina e luteolina, due flavoni che da sempre attirano l’interesse degli studi degli oncologi), ma anche delle vitamine A, C, K e del gruppo B e di acido folico. Contiene inoltre buone quantità di carotenoidi: alfa e beta carotene e licopene.

Funge quindi da ottimo integratore, ma già da quanto tramandatoci della medicina popolare sappiamo che il prezzemolo è controindicato in caso di gravidanza o di problemi renali: le sue proprietà uterotoniche possono risultare abortive e gli oli essenziali della pianta (miristicina e apiolo) possono complicare i disturbi dei reni.

 

In cucina è molto versatile, specialmente in quella mediterranea e medio orientale, ed è un indispensabile ingrediente della salsa verde.

 

ROBINIA 

acacia

acacia

Chiamata così in ricordo di Jean Robin, botanico del Re Enrico IV, che piantò questo arbusto proveniente dall’America settentrionale, nel Giardino dei Semplici di Parigi. Conosciuta per essere un arbusto che ama l’umidità ma anche per la sua invadenza, cresce davvero molto velocemente, la robinia in primavera ci delizia di uno spettacolo senza pari: dai suoi rami iniziano a pendere grappoli di fiori bianchi candidi e profumatissimi, amati follemente dalle api che ci regalano il miele squisito di acacia.

 

I fiori di acacia, o robinia che dir si voglia, non piacciono soltanto alle api: cucinateli crudi in insalata o pastellati e fritti, sbattuti con l’uovo e mangiati in frittata.

Semi, corteccia e radici sono tossici.

 

SALVIA SPONTANEA

salvia

salvia spontanea

Con il nome generico “salvia” si usa indicare la Salvia officinalis nelle sue varie cultivar.

Nei campi troviamo che cresce selvatica, un altro tipo di salvia che è erbacea e non arbustiva. Questa salvia prende il nome di Salvia verbenaca.

La salvia è stata battezzata così da Plinio il Vecchio per le sue qualità legate alla salute (salus, in latino), fu apprezzata e raccomandata anche da Galeno, Strabone, Teofrasto, Dioscoride e addirittura Carlomagno.

Il suo inconfondibile aroma e il sapore marcato ne hanno fatto una colonna portante di numerose cucine in tutto il mondo.

Le foglie sono ruvide per via della tipica peluria (tricomi) e piene di olio essenziale, che ha in particolare proprietà antimicotiche, antibatteriche, antiossidanti, antisettiche, antimicrobiche.

Tra i vari terpenoidi che compongono l’olio essenziale di salvia troviamo anche il tujone, sostanza neuroattiva, ed in alcune lontane cugine sempre del genere Salvia, è possibile trovare sostanze psicoattive come la salvinorina A nella Salvia divinorum.

 

In cucina si può utilizzare come semplice spezia, in foglie intere e fresche o essiccate e tritate; come elemento essenziali di primi piatti (ravioli burro e salvia) o secondi piatti (pollo alla salvia); ma anche da sola, come nelle semplici ma buonissime foglie di salvia fritte (con o senza pastella).

 

SAMBUCO 

sambuco

sambuco

Questo piccolo arbusto che cresce in luoghi freschi, prevalentemente lungo i fiumi, ci regala prima i fiori, in aprile-giugno, poi le succulente bacche, in luglio-agosto. L’azione più conosciuta del sambuco è quella diuretica, ma attenzione a farne un uso eccessivo perché potrebbe provocare dolori addominali.

 

Dei suoi utilizzi in cucina, citiamo i succhi di sambuco e le marmellate.

 

SPINACIO SELVATICO 

spinacio selvatico

spinacio selvatico

Chiamato anche farinello, orapo o buonenrico, lo spinacio selvatico si raccoglie tenero all’inizio della primavera per finire in estate, meglio prima che fiorisca: in cucina si utilizzano i giovani germogli teneri. Cresce in terreni ricchi di sostanze nutritive, soprattutto vicino ai pascoli.

Il nome scientifico Chenopodium deriva dal greco e significa ‘piede di oca’ per la somiglianza delle sue foglie ai piedi dell’animale. L’appellativo farinello, invece, deriva dal leggero strato farinaceo presente sulla parte inferiore della foglia.

È una pianta conosciuta sin dall’antichità e apprezzata per il suo valore nutritivo, ma anche per il suo gusto saporito: era coltivata dagli inglesi fino al XVIII secolo, spesso raccolta, lessata e consumata in varie forme in centro Italia. Anticamente considerato un alimento povero, è oggi una spezia molto ricercata. Si cucina come una comune verdura, lessa, cruda o soffritta in padella.

 

Noi vi invitiamo a uscire e cercare tutte queste erbe fantastiche che la natura ci offre generosamente, sarà anche un modo per fare una bella passeggiata all’aria aperta e godersi le giornate di sole.

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