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L’agricoltura biologica in Bhutan, un paese che ha detto no a pesticidi

Il Bhutan, in cammino verso la conversione all’agricoltura biologica, vieta l’uso di pesticidi e diserbanti

 

samdrup-jongkharTra India e Cina, due tra i paesi più inquinati e popolosi del mondo, il Bhutan è un’anomalia perché invece di sfruttare le sue risorse naturali, le protegge, a partire dai parchi e dalle foreste.
Ma soprattutto, questo piccolo (in termini di dimensioni del territorio) regno buddista, che misura il suo sviluppo con la Felicità Interna Lorda (FIL) invece del PIL, di recente ha guadagnato molta attenzione da parte dei media per il suo ambizioso obiettivo di diventare il primo paese completamente votato all’agricoltura biologica entro il 2020. A meno di cinque anni dal traguardo, purtroppo questo sembra essere solo un sogno.

Questa idea rivoluzionaria si presentò sulla scena nel quadro nazionale per l’agricoltura biologica in Bhutan nel 2006 quando il ministro dell’Agricoltura Pema Gyatso, anche lui contadino come gli altri ministri del Bhutan, ha dato l’annuncio in occasione del vertice sullo sviluppo sostenibile tenutosi a New Delhi (India).

 

Il documento presentato vedeva nell’agricoltura biologica un modello sostenibile, un simbolo di una vita sana rispettosa della natura e di tutti gli esseri viventi.

 

bhutan bioIl piano prevedeva un completa revisione del sistema agricolo del Bhutan, che storicamente era stato una agricoltura di sussistenza e zootecnia fino al 1960, quando i pesticidi sono stati introdotti per favorirne lo sviluppo. Concretamente prevedeva lo sviluppo di uno standard e di un regolamento. Dopo un decennio, i funzionari del governo stanno ancora lavorando su questo, quindi la maggior parte dei prodotti va dal produttore al mercato in assenza di etichette e certificazioni.

 

Si prevedeva inoltre la formazione degli agricoltori al biologico, come ad esempio il compostaggio, il controllo dei parassiti con antagonisti, la comunicazione sui rischi di erbicidi o fertilizzanti e la scelta di colture adatte ad essere coltivate in assenza di prodotti chimici.

La speranza è che l’agricoltura biologica crei opportunità di lavoro, ma molti giovani pensano che l’agricoltura sia troppo arretrata e stanno lasciando le zone rurali per la capitale, Thimphu, ed proprio il motivo per cui l’uso di erbicidi è più che raddoppiato negli ultimi 15 anni, come riporta Kuensel, giornale in lingua inglese del Bhutan.

 

bhutan peperoncino rossoNonostante queste sfide, alcuni soggetti privati, organizzazioni della società civile e le ONG stanno lavorando affinché questo obiettivo si realizzi nei tempi previsti.

Nella zona di Samdrup  Jongkhar sono stati formati più di 1.000 agricoltori e funzionari per agricoltura locale in agricoltura biologica per rendere Samdrup Jongkhar il primo distretto completamente bio in Bhutan. I prodotti biologici certificati, come il peperoncino rosso coltivato nel Bhutan orientale o il riso rosso, sono commercializzati solo a livello internazionale. Tutto questo per ora è stato realizzato grazie, ad esempio, ad una ONG austriaca che porta gli agricoltori dal Bhutan in Austria per otto settimane con la finalità di formare questi soggetti per coltivare i campi seguendo metodi biologici.

 

Per il momento, il governo buddhista non sta dando la priorità al suo obiettivo finale di rispettare la scadenza. “Io non sono preoccupato che si possa o non si possa diventare bio entro il 2020″, dice Kesang Tshomo, il coordinatore National Organic Programme :”È sufficiente sapere che stiamo lavorando verso questo e la direzione non è cambiata.”

Noi speriamo invece che il Bhutan, come ha già fatto il Sikkim in India, possa convertirsi al biologico e rispettare questo ambizioso progetto.

 

 

L'agricoltura biologica in Bhutan
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