Verobiologico
Caricamento...
  • Condividi su:

SOCIAL CARE FARM: cosa sono le FATTORIE SOCIALI

Quando i progetti sociali entrano in fattoria

 

L’agricoltura sociale è un approccio innovativo per promuovere l’empowerment economico delle donne, una dignitosa occupazione e l’inclusione sociale. 
Si tratta di una pratica che utilizza le risorse agricole per fornire servizi di assistenza sociale o di istruzione per gruppi di persone disagiate.

 

Le prime Social Care Farm nascono in Olanda intorno al 1990 e, grazie anche al supporto di politiche sociali attente, si diffondono rapidamente.

In Italia queste realtà hanno iniziato a farsi strada solo negli ultimi anni, con alcuni progetti isolati. Un impulso importante è arrivato dal Decreto Legislativo “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo” n°228 del 18 maggio 2001, che punta a rilanciare l’imprenditorialità rurale prevedendo per le aziende anche la possibilità di operare in altri importanti ambiti, come quello educativo e didattico.

L’agricoltura sociale è ampiamente praticata in Europa e gli esempi possono essere le fattorie didattiche, servizi di assistenza agli anziani, l’integrazione dei gruppi svantaggiati in attività produttive per promuovere la loro riabilitazione, inclusione sociale e l’occupabilità.
Le esperienze di alcuni paesi europei hanno dimostrato che la partecipazione economica aiuta le persone con disabilità intellettiva o fisica, ex-combattenti, detenuti, ad integrarsi nella società. Questo è reso possibile fornendo loro nuove competenze e ricompensandoli con un senso di utilità e di auto-apprezzamento.

Ci sono fattorie che non si limitano a sviluppare una connotazione didattica, ma che assumono la qualifica di fattorie sociali. Sono strutture che estendono i loro servizi a favore di persone che presentano forme di svantaggio psico-fisico oppure di disagio sociale. L’aiuto si estende attraverso servizi educativi, culturali e di supporto alle famiglie e alle istituzioni didattiche.

Altre esperienze si concentrano sulla fornitura di assistenza e servizi educativi sono buoni modelli come, ad esempio, gli asili nelle aziende agricole italiane chiamati agriasilo, per l’erogazione di servizi sociali innovativi ed efficaci nelle aree rurali remote, dove i servizi di assistenza pubblici sono spesso inesistenti o inadeguate, inaccessibile e qualità scadente.

 

Le fattorie sociali non sono da considerarsi come delle Onlus e non seguono logiche assistenzialistiche. Sono fattorie a tutti gli effetti, perciò hanno una natura imprenditoriale; tuttavia cercano di riprodurre un modello di economia sociale, mirato a coniugare il profitto dell’azienda con il bene della collettività, in special modo per le fasce sociali svantaggiate. 

I progetti delle fattorie sociali possono essere molteplici: di tipo culturale, didattico o formativo. Spesso sono rivolti a detenuti e tossicodipendenti durante il loro percorso di reinserimento sociale, ma molti progetti sono dedicati anche agli anziani e a persone con disabilità fisiche, sensoriali, intellettive o psichiche.

Tra i servizi praticate in queste fattorie c’è la pet therapy, conosciuta anche come zooterapia: una terapia assistita da animali dotati di una particolare sensibilità, come cavalli, asini, cani e talvolta anche delfini. In particolare l’ippoterapia è particolarmente indicata per le patologie classiche della paralisi cerebrale infantile, dell’autismo o della sindrome di Down, ma anche nelle patologie acquisite in conseguenza di traumi di infortunistica stradale e sul lavoro.

social farmLa terapia con gli asini è invece utilizzata per chi soffre di disturbi della personalità, per portatori di handicap motori, non vedenti e chi soffre di stress e depressione. Infatti l’asino ha delle caratteristiche particolari – taglia ridotta, pazienza, morbidezza al tatto, lentezza di movimento e tendenza ad andature monotone – che aiuta ad entrare in comunicazione con il paziente, semplicemente prendendosi cura dell’animale o giocando con esso. 

 

Inoltre è opinione diffusa che la campagna sia rilassante, e non si tratta di un banale luogo comune. Lavorare la terra aiuta a scoprire nuovi interessi, a sviluppare abilità manuali, a recuperare gli equilibri perduti. Inoltre è un’ottima occasione per confrontarsi e socializzare, immersi nella placida tranquillità della campagna. 

Naturalmente l’opportunità più significativa è proprio quella di imparare un mestiere: l’offerta formativa delle fattorie sociali è davvero ampia e può riguardare le conoscenze in ambito agricolo come anche in quello delle filiere produttive come la produzione di olio, latticini, pane e pasta, senza dimenticare l’allevamento di animali.

La fattoria sociale diventa quindi una reale possibilità di inserimento lavorativo.

 

In Italia un esempio di rete di fattorie sociali si trova nella provincia di Vicenza. Il progetto prende spunto dalle incoraggianti esperienze in ambito pedagogico e sociale di alcune fattorie didattiche della provincia vicentina che operano in collaborazione con scuole materne ed istituti che offrono assistenza alle persone anziane.

Questo prototipo verrà poi utilizzato per operare un confronto costruttivo con altre esperienze simili sul territorio italiano ed europeo.

A partire da esperienze condotte al confine tra impresa agraria e lavoro sociale, si possono trovare molti spunti utili a chi vuole avviare nuovi progetti di impresa e di sviluppo sostenibile centrati sul recupero del territorio, sul consumo consapevole, sul reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, oltre a progetti legati all’agricoltura biologica e biodinamica. 

social farm
Per offrirti il miglior servizio possibile in questo sito utilizziamo i cookies, anche di terze parti a solo scopo statistico. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso. Ulteriori informazioni.