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Le suore evaristiane credono in BIO

Katynabio - 3 Gennaio 2015 Comments0
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Il vino biologico più santo d’Italia è prodotto in Sardegna dalle suore evaristiane

 

Dopo la visita al B.Nu, evento che ha celebrato i migliori vini d’Italia in Sardegna, ho avuto modo di capire meglio quali sono le nuove tendenze sull’argomento. L’attrazione maggiore per me sono stati il prodotto biologico e quello senza solfiti. 

 

Il vino biologico 
 
Al B.Nu il premio per il miglior vino bio è stato vinto da Aristo, un cannonau di Sardegna della società agricola Evaristiano che viene gestita da nientepopodimeno che dalle suore della Compagnia delle figlie del Sacro Cuore. Mani sante e abilissime che hanno saputo dare vita a un nettare che da poco ha ottenuto la prestigiosa medaglia d’oro al Concorso Internazionale dei vini biologici tenutosi in Germania, a Bad Durrheim.Una gara agguerritissima che ha visto 729 vini a concorso presentati da 184 produttori provenienti da 19 paesi del mondo. Si tratta di una comunità religiosa che si occupa di aiutare i bisognosi e vede cinque fantastiche suore all’opera nei vigneti della costa di Putzu Idu. Qui, Suora Margherita e compagne fanno la vendemmia secondo i dettami dell’agricoltura biologica, vinificano e imbottigliano nettari di altissima qualità grazie anche all’aiuto di tanti volontari. Un’attività che permette alla società di autofinanziare le opere pie a cui si dedicano con molto impegno. 
 
Vorrei ricordare che per produrre un organic wine occorre evitare i pesticidi e i fitofarmaci a favore di materie prime naturali come zolfo e rame, mentre per la fertilizzazione si fa ricorso a materiale organico proveniente soprattutto da erbe officinali che vanno a creare il così detto humus. Anche la fase della potatura diventa cruciale in quanto deve favorire l’arieggiamento dei grappoli. Infine non deve contenere solfiti e lieviti della fermentazione. 
 
 
La bottiglia vincitrice, Aristo, è un cannonau rosso, intenso e corposo, adatto ai piatti di carne e primi importanti. Io non vado pazza per i rossi robusti, ma ciò che mi ha colpito di questo vino è stato il suo bouquet intenso che faceva viaggiare con la mente…sembrava davvero di essere immersi in un vigneto verde e lussureggiante. E sapere che è stato fatto con amore dalle suore evaristiane mi ha dato una sensazione di beata pienezza!
 
 
Il vino senza solfiti
 
Come ho detto poco fa il vino biologico al 100% dovrebbe evitare i solfiti come la peste. Si tratta di additivi che vengono aggiunti per preservare l’aroma del vino nei lunghi periodi di conservazione ma ormai si sa da tempo che sono tossici e possono provocare reazioni allergiche specie nelle persone asmatiche. Per legge si tollera che venga aggiunta una minima quantità di solfiti per cui non è mia intenzione creare falsi allarmismi. Tuttavia si sta spianando una nuova strada che guarda alla possibilità di non utilizzarli più, almeno per certe categorie di vini. Infatti, come mi hanno spiegato i produttori di Bardia, rosso senza solfiti delle Cantine Dorgali, solo i vini che “possono permetterselo” hanno il via libera in questo senso. Ovvero: 
  • devono avere un’alta gradazione (così che l’alcool naturale funga da conservante; il Bardia ad esempio ha il 14;5%);
  • il rosso si sa contiene i polifenoli, antiossidanti che madre natura gli ha dato e che lo tengono “in ottima forma”, tant’è che si consiglia sempre di bere un bel bicchiere di vino rosso al giorno per tenersi giovani;
  • subisce un processo di macerazione e prefermentazione a freddo;
  • non subisce invecchiamento, per cui da vita a vini giovani e fruttati proprio come il Bardia
Trattandosi di vini privi di conservanti bisogna avere cura di consumarli in un tempo più breve, ma si conservano perfettamente nella cantina di casa come i fratelli solfitati. 
 
Quindi riepilogando, la maggior parte dei vini contiene solfiti, necessari per conservarli in bottiglia a lunga scadenza. Quelli biologici, non dovrebbero contenerli (sennò che bio sarebbero, giusto?), tuttavia ve ne sono ancora parecchi che provengono da uve coltivate con metodi eccezionali, rispettosi del biologico, ma una volta messi in bottiglia…un pizzico di solfito ce lo aggiungono lo stesso (come si legge dalla dicitura sull’etichetta obbligatoria per legge). Poi ci sono le uve tirate su con metodi tradizionali ma una volta imbottigliate non ci mettono i solfiti. 
 
Insomma, io per prima riconosco che è una giungla, dal momento che questi cambiamenti stanno avvenendo proprio in questi anni e prima di avere una linea certa e diritta immagino ci vorrà del tempo. Spero che in futuro il mondo del bio produca vini senza conservanti ma per ora fidiamoci delle etichette e della nostra personale esperienza.  
 
 

 

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L' autore : Katynabio
Blogger di cucina biologica e casereccia e di stili di vita contemporanei. Il mio motto è: Chi bene mangia, è a metà dell'opera! Seguimi su: katynabio.blogspot.it

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