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Biodiversità: cos’è e come si salvaguarda

Biodiversità è la varietà degli esseri viventi che popolano il nostro Pianeta 

 

Molti sentendo parlare di biodiversità si saranno chiesti: ma cos’è concretamente? E come posso fare io a salvaguardarla?

 

Biodiversità è una parola relativamente recente, coniata nel 1985 dallo scienziato Walter Rosen che fuse in un unico termine l’espressione anglosassone biological diversity. Come concetto è stato usato per la prima volta nel 1968 dall’ecologo Raymond Dasmann e successivamente dal biologo Thomas Lovejoy nel suo libro Conservation biology. Solo nel 1988 apparve esattamente come biodiversità, nel libro dallo stesso titolo, una raccolta di saggi curata da Edward Wilson, biologo ed evoluzionista americano.

 

La prima definizione di biodiversità fu coniata invece durante la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992: ”Per diversità biologica si intende la variabilità degli organismi viventi, degli ecosistemi terrestri, acquatici e i complessi ecologici che essi costituiscono; la diversità biologica comprende la diversità intraspecifica, interspecifica e degli ecosistemi”.

 

In sostanza questa parola, rapidamente entrata nel vocabolario comune, sta a indicare la varietà incredibile di organismi, esseri piccolissimi, piante, animali ed ecosistemi tutti legati l’uno all’altro, tutti indispensabili. Anche noi siamo parte della biodiversità e ne traiamo beneficio: grazie alla biodiversità la Natura è in grado di fornirci cibo, acqua, energia e risorse per la nostra vita quotidiana. 

Questa ricchezza è il frutto dei lenti processi evolutivi che, sotto la spinta della selezione naturale, agiscono sulle caratteristiche genetiche e morfologiche delle specie, permettendo così alle forme di vita di adattarsi al cambiamento delle condizioni ambientali.

 

Per comprendere la minaccia che attualmente sta investendo la biodiversità, vi portiamo l’esempio di quanto accaduto in un territorio tra i meno inquinati d’Europa, come il Tirolo austriaco. Qui un istituto agrario fondato più di 100 anni fa che ha raccolto campioni di tantissimi tipi di miele prodotti nel territorio. Analizzando oggi questi campioni, dato che in ogni miele si trovano anche i diversi pollini, si è scoperto che nel corso di un secolo un 50% di questi pollini e quindi delle piante da cui provengono è andato disperso.

 

A causa di calamità ed eventi naturali, ma soprattutto a causa dei cambiamenti indotti dall’uomo, dal taglio indiscriminato delle foreste all’ampliamento delle aree urbane, al prelievo di risorse naturali per le più disparate esigenze al climate change, la biodiversità si sta riducendo a ritmi impressionanti.

  

Come spiegano all’Istituto italiano per la protezione e la ricerca ambientale – ISPRA – non è facile dare cifre precise: «É bene ricordare che gli scienziati non si sono ancora fatti una chiara idea di quante specie, dagli organismi unicellulari alle balene, esistano sulla faccia della Terra. Diversi studi riportano che il numero delle specie viventi sul pianeta possa variare da 4 a 100 milioni. Solo una parte di esse, però (da 1,5 a 1,8 milioni), è attualmente conosciuta e, come dimostrano le scoperte recenti, è possibile che ci siano ancora mammiferi sfuggiti all’osservazione degli zoologi. Si ritiene che molte specie vegetali e animali di ambienti tropicali o marini non siano mai state osservate, per non parlare degli invertebrati e dei funghi. E meno dell’1% dei batteri è stato catalogato». 

 

Chiarito ciò, resta il fatto che, la biodiversità continua diminuire: sempre l’Ispra stima che ogni giorno scompaiano circa 50 specie viventi. L’estinzione è un fatto naturale, che si è sempre verificato nella storia della Terra. Mediamente, una specie vive un milione di anni, attualmente invece la biodiversità si riduce a un ritmo da 100 a 1000 volte più elevato. 

 

Ma chiedersi perché la biodiversità vada salvaguardata, come da anni prevedono convenzioni e trattati internazionali, definiti in ambito delle Nazioni Unite, della Comunità Europea e con piani di intervento su cui è impegnato il Governo italiano e le Regioni, è fondamentale anche se non scontato nelle motivazioni. Nel senso che non si tratta solo di tutelare ciò che c’era: perché parlare di biodiversità è fondamentale se si vuole guardare al futuro.

 

“La biodiversità – spiega Paolo Fontana, entomologo e presidente della WBA, la World Biodiversity Association – è allo stesso tempo il motore e il risultato dell’evoluzione perché la biodiversità è la modalità con cui la vita si esplica”. Ecco perché nell’approccio di Fontana tutelare la biodiversità vuol dire pensare al futuro e alle generazioni che verranno. 

 

Per approfondire un tema cruciale è forse meglio concentrarsi sul tema del rapporto tra organizzazione del mondo agricolo e biodiversità. Il fatto è che oggi la gran parte della superficie terrestre è occupata da attività agricole e qui sta dunque una sfida fondamentale. Perché il suolo ha una sua biodiversità, ogni campo è un insieme di forme viventi, di licheni, insetti e larve che sono nel terreno su cui l’uomo agisce. E la logica che negli ultimi decenni ha ispirato l’agricoltura convenzionale mondiale, quella fatta di grandi estensioni e monocolture, di semi brevettati da multinazionali e di utilizzo di fertilizzanti chimici, è nemica della biodiversità.

 

Per questo c’è da fare una grande opera di divulgazione sia verso i contadini che verso i consumatori. Da un lato i contadini devono rendersi conto che gli insetti che si trovano nel terreno non sono da considerarsi nemici. Al contrario, sono indicatori di buona salute del campo e dell’ambiente naturale perché la fertilità del suolo dipende da un equilibrio di quel sistema, altrimenti tende a calare e i concimi sono solo un succedaneo.

 

biodiversitàIl successo dei prodotti biologici è sicuramente uno degli indici di un’attenzione che sta crescendo verso una pratica del mondo agricolo più attenta alla biodiversitàIl punto è garantire una produzione alimentare adeguata per la nostra società, oggi e domani cercando soluzioni sostenibili, concrete e utili che prendano atto che l’agricoltura convenzionale produce pochi vantaggi, sia per i contadini che per i consumatori. Per ricostruire ecosistemi agrari che aumentino il benessere dell’uomo, che diano cibo alle comunità e che, ad esempio, consentano di combattere gli sprechi lungo tutta la filiera, bisogna ridare un ruolo fondamentale al consumatore, un consumatore che deve essere informato e consapevole. Del resto ogni persona ha tre momenti al giorno per il fare la rivoluzione: colazione, pranzo e cena.

 

La biodiversità è fondamentale non solo per noi, ma anche per le generazioni future e per tutti gli esseri viventi della Terra. Dalla varietà di forme di vita animali e vegetali, infatti, dipendono sia la qualità dell’esistenza umana sia la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Se la varietà della vita è più ampia, infatti, ogni ecosistema reagisce meglio agli stimoli negativi, come ad esempio, i cambiamenti climatici ed i dissesti idrogeologici. Facciamo tutti nel nostro piccolo queste riflessioni iniziando a fare scelte d’acquisto consapevoli e sostenibili.

 

 

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