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Il biologico della grande distribuzione è sicuro?

Molti si chiedono se il modello della grande distribuzione è compatibile con il biologico: ecco le nostre considerazioni

 

I prodotti biologici sono ormai talmente familiari che li ritroviamo un po’ ovunque nelle più importanti catene di supermercati, nel reparto dedicato al bio oppure insieme ai prodotti convenzionali dello stesso genere.

 

Ma i prodotti biologici della GDO lo sono davvero? Possiamo fidarci?

Ci sono voci autorevoli che rispondono in modo negativo. Uno fra questi Claude Gruffat nel suo libro Les dessous de l’alimentation Bio2017. Lo scrittore afferma che: “il modello della grande distribuzione è incompatibile con il biologico”.

 

Raramente acquisto un prodotto biologico al supermercato perché prediligo altri canali di approvvigionamento e, ammetto, ho sempre qualche perplessità sul fatto che i prodotti possono considerarsi davvero bio, nel senso più ampio del termine che si riferisce al rispetto di criteri etici, sociali e di qualità a cui sono molto attenta. In taluni casi specifici, mi rassicura però il fatto che la provenienza sia italiana, in questo caso l’acquisto diventa più leggero perché in Europa ci sono regole condivise e controlli da parte degli enti certificatori.

 

Probabilmente molti si chiederanno: “come fai allora ad acquistare il biologico in sicurezza se non vai al supermercato?”

  • Quando mi è possibile mi approvvigiono direttamente presso le aziende agricole biologiche facendo la mia spesa secondo il fabbisogno del momento, sicura sia della qualità che del giusto prezzo che pago senza pormi problemi.
  • In alternativa frequento i farmers market dove posso avere sempre un rapporto diretto con i produttori che ci mettono la faccia oltre alla merce.
  • Infine partecipo ad un gruppo d’acquisto che mi consente attraverso i meccanismi di controllo del gruppo di avere la certezza che i prodotti acquistati siano sicuri.

 

In effetti credo che il problema alla fine si risolva in questi termini: ho la sicurezza e la tranquillità di pagare un prezzo giusto e giustificato per un prodotto che rispetta i criteri etici, sociali, qualitativi e quei valori a cui sono sensibile.

 

Tuttavia, il biologico della grande distribuzione domina il 45% del mercato, contro il 37% per le filiere specializzate. Dal 2001 al 2016, secondo i dati di Bio Bank che presenta il primo focus dedicato al biologico nei supemercati, un report statistico e ragionato sull’evoluzione del mercato, le catene della Gdo con una propria marca bio sono passate da 9 a 22 e le referenze sono passate da 644 a 2.857.

 

Anche se lo slogan di Carrefour annuncia la sua volontà di offrire “Biologico …. Per tutti!” e Auchan quella di  “Rendere il biologico accessibile a tutti”, gli analisti più attenti di questo fenomeno criticano la mancanza di coerenza fra il biologico industriale e i suoi criteri sociali e ambientali. 

La grande distribuzione acquista prodotti che hanno fatto il giro del mondo per arrivare nel piatto del consumatore europeo. Questo non è coerente su un piano ambientale, ma neanche sociale, perché in generale si fa sulle pelle di lavoratori sottopagati e sfruttati dall’altra parte del mondo.

Proponendo pomodori e fragole in inverno, la grande distribuzione risponde solo a una richiesta del mercato e non a criteri etici. C’è anche da aggiungere che il marchio bio europeo ha ammorbidito i suoi criteri originari del 1999, autorizzando ad esempio lo 0,9% di OGM nei prodotti bio e alcuni trattamenti con fitofarmaci (tre all’anno per le galline ovaiole, per citare un caso concreto)

 

In questo contesto dominato dai più grandi, sempre più voci si alzano in difesa dei piccoli produttori, sia militanti che consumatori critici, per denunciare le lobby industriali che si lanciano nella vendita di prodotti biologici, in contrasto con il rispetto della natura, solidarietà fra produttori e salvaguardia della biodiversità.

 

A differenza del biologico industriale, il vero biologico intende rispettare la terra, il suo ritmo e le sue stagioni garantendo tuttavia una giustizia sociale per i lavoratori, ma anche creare una più grande autonomia alimentare e permettere l’accesso ad un cibo di migliore qualità.

 

I consumatore attenti e responsabili come me si fanno molte domande ed hanno cominciato a boicottare i prodotti provenienti dalla Cina, dai paesi dell’Est o dal Canada. Si tratta di conservare lo spirito critico, scegliendo dei prodotti di stagione, bio e locali. Sperando che con questo tipo di consumatori, si possano trascinare le coscienze di tutti e fare cultura del vero biologico.

 

 

 

il biologico del supermercato è sicuro
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