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Cos’è il consumo di suolo?

Il consumo di suolo, termine coniato dalla società civile, spiegato a un bambino

 

Mio figlio abita ai confini di una piccola città emiliana, non si può dire che abiti in campagna ma ha a disposizione molti parchi e terreni coltivati intorno alla nostra abitazione. Ultimamente è accaduto che nelle vicinanze di casa nostra, su di un ampio terreno agricolo dove veniva coltivato grano ed erba medica, siano iniziati i lavori di urbanizzazione per la costruzione di un centro commerciale ed una zona residenziale.

Sempre in questo campo sorge (o ormai devo dire sorgeva) una cascina su cui, per protesta verso questa scelta scellerata di cementificazione, si può vedere un bellissimo murales (come da immagine) che rappresenta verosimilmente un bambino prigioniero di un carrello della spesa.

Mio figlio che tutti i giorni passa davanti a questa casa colonica, mi ha chiesto: “Cosa rappresenta mamma questo bimbo schiacciato da un carrello?”. Non è stato facile trovare le parole per fargli capire che questo murales è la metafora di una scelta davvero discutibile di consumo di suolo.

 

Cos’è il consumo di suolo?

 

Innanzitutto gli ho spiegato cos’è il suolo: è lo strato superiore della crosta terrestre, composto da componenti minerali, organici, acqua, aria, organismi viventi. Un suolo naturale è una struttura complessa, ricca di vita che fa da substrato ad un ecosistema naturale, alle nostre necessità e a quelle di tutti gli esseri viventi: fornisce cibo, regola il clima locale, materie prime, protegge e mitiga i fenomeni idrologici estremi, decompone e mineralizza la materia organica. 

 

Il peggior nemico del suolo naturale è l’impermeabilizzazione, intesa come la costante copertura di un’area di terreno e del suo suolo con materiali impermeabili artificiali, come asfalto e cemento. Per dare un’ idea di quanto possa incidere sulla nostra qualità di vita sappiamo che una volta distrutto o gravemente degradato, le generazioni future non vedranno ripristinato un suolo sano nel corso della loro vita.

 

Il consumo di suolo quindi consiste in un processo di trasformazione del territorio che comporta un’alterazione delle funzioni naturali ed il passaggio a condizioni artificiali di cui l’impermeabilizzazione rappresenta l’ultima fase. L’urbanizzazione del territorio pregiudica, irrimediabilmente e irreversibilmente, tutte le altre azioni di conversione e di salvaguardia.

 

Nelle recenti rilevazioni dell’Ispra in Italia vengono consumati 8 metri quadrati di suolo al secondo, un rettangolo di 2 metri per 4 ad ogni respiro. In media sono stati consumati più di 7 metri quadrati al secondo per oltre 50 anni e negli anni ’90 del Novecento si sono toccati i livelli più alti, con quasi 10 metri quadrati al secondo, ben oltre le medie europee.

 

Inoltre è necessario ripensare il territorio, un ripensamento anche civico, in cui far nascere una nuova cultura fatta di giustizia ambientale e sociale, capace di immaginare un futuro sostenibile per i nostri figli e le generazioni che verranno. 

 

A conclusione di questo articolo è spontaneo citare gli ultimi versi della bellissima poesia – il Vecchio e il Bambino – di Guccini:
 
E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”
 

Nell’immagine si può vedere il terreno oggetto di urbanizzazione e il murales di via Rosa Luxemburg a Reggio Emilia

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