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DICIAMO NO AI PESTICIDI

Proteggere la salute di chi lavora nei campi e di tutta la popolazione che vive in queste zone rurali è diventato un tema centrale nel dibattito tra chi ritiene che l’utilizzo indiscriminato di fitosanitari debba essere regolamentato

 

Il gruppo Facebook No Pesticidi, che ha superato i 50 mila membri, da tempo si batte per far valere i diritti degli agricoltori e delle persone che vivono in aree dove si pratica l’agricoltura intensiva affinché non subiscano le conseguenze dall’uso di pesticidi e diserbanti.

NO PESTICIDI è aperto a tutti e ne fanno già parte agronomi, apicoltori, medici, giornalisti, sindaci di Comuni virtuosi distintisi per aver attuato normative contro l’uso dei fitofarmaci nonché malati di Sensibilità Chimica Multipla che subiscono direttamente le conseguenze dell’uso spregiudicato dei pesticidi.

 

L’idea di una petizione nasce dall’esigenza quindi di essere tutelati: esigenza di persone comuni che non hanno scelto volontariamente di essere sottoposte all’irrorazione costante di sostanze chimiche ormai notoriamente dannose.

L’esposizione ad alcuni pesticidi infatti è associata a diverse forme di cancro, malattie neurogenerative e neonatali. Numerosi studi suggeriscono inoltre che alcune di queste sostanze potrebbero danneggiare il sistema ormonale, il sistema immunitario e quello nervoso. Il principale mezzo di esposizione è l’alimentazione ma anche gli agricoltori ne sono colpiti. Attualmente le normative vigenti vietano esplicitamente solo i trattamenti in prossimità dei pozzi, mentre vi è un vuoto normativo per quanto riguarda i trattamenti in prossimità di abitazioni e giardini, eccetto sporadici regolamenti comunali che ovviamente valgono solo sul territorio del Comune che li ha emanati. 

 

Diventa prioritario per la tutela della salute pubblica che si introduca invece urgentemente una specifica normativa in caso di utilizzo di prodotti fitosanitari al fine di tutelare la salute di tutti e principalmente:

  • l’introduzione di sanzioni severe per fare in modo che queste leggi vengano rispettate;
  • il rispetto di distanze di sicurezza non inferiori a 50 metri dalle abitazioni e dai campi coltivati a produzione biologica;
  • l’obbligo di avvisare i confinanti almeno 72 ore prima di ogni trattamento;
  • l’esposizione di cartelli che avvisino del pericolo in seguito ai trattamenti;
  • la regolamentazione per le strade di accesso ai fondi interclusi di almeno 5 metri di sicurezza per ogni lato di strada interpoderale, ove tale strada fosse l’unica possibilità per accedere al fondo.

 

8391798235_d1e59cb433_mNel rapporto di Greenpeace “Tossico come un pesticida”, si può chiaramente capire come i danni alla popolazione causati da queste pericolose sostanze chimiche, non siano sottovalutatili. Basterebbe comunque anche solo considerare il noto Principio di precauzione, vigente nell’ordinamento in forza dell’articolo 174 del Trattato UE, secondo cui, “al fine di garantire la protezione delle salute o l’ambiente, è necessaria l’adozione o l’imposizione di determinate misure di cautela anche in situazioni di incertezza scientifica, nelle quali è ipotizzabile soltanto una situazione di rischio, e non è invece dimostrata, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, la sicura o anche solo probabile evoluzione del rischio in pericolo”.

La Direttiva Europea 2009/128/ce, ha obbligato gli Stati membri ad attuare, per mezzo di una legge nazionale, un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, fino al divieto totale in casi specifici come parchi pubblici, scuole e ospedali. Purtroppo in Italia il PAN (Piano d’Azione Nazionale) è vago e facilmente opinabile. 

L’obiettivo di questa petizione è lottare affinché si possa tornare ad un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e possibilmente biologica, che non faccia uso di prodotti nocivi. Un ritorno alla biodiversità, alla stagionalità nelle coltivazioni, all’utilizzo di metodi naturali, al ridimensionamento delle sterminate monocolture.

Al momento sono centrali due obiettivi: distanze di sicurezza ben determinate e obbligo di preavviso.

 

Anche se le petizioni online non hanno valore legale, possono però sensibilizzare l’opinione pubblica verso il problema, evidenziando i danni ai quali siamo esposti ogni giorno passivamente. Questa raccolta firme inoltre servirà ad appoggiare e sostenere proposte di legge e a rappresentarci nelle azioni volte a questo scopo. A dimostrare insomma che il problema è fortemente sentito e vissuto dalla popolazione.

 

Il fine è di sostenere un’agricoltura fonte di vita, lottare contro il saccheggio dell’ambiente, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo ed ottenere prodotti di qualità in grado di soddisfare le esigenze di salute del consumatore.

 

FIRMA QUI LA PETIZIONE

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