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Perchè il biologico costa di più

Il cibo biologico è più caro rispetto al convenzionale. 

 

La voglia di cibo di qualità, biologico e sano è confermata da una recente ricerca del Censis: venti milioni di italiani si dichiarano disposti a inserire nel carrello articoli da agricoltura biologica in linea con l’ambiente e la salute, purché l’aumento di prezzo non superi il 30 per cento. 

 

Ma vi siete mai chiesti perché il biologico ha un costo maggiore?

 

Mangiare sano e bio costa sicuramente di più e capita che la differenza al chilo fra gli stessi prodotti che differiscono per l’origine, biologica o convenzionale, può essere elevata. Pane, pasta, riso, frutta, verdura, formaggi e biscotti: tutto senza pesticidi e conservanti. In poche parole, una spesa bio all’insegna della salute che accontenta i consumatori ma che secondo un pregiudizio diffuso fa soffrire i portafogli.

In effetti i prodotti biologici hanno spesso un prezzo maggiorato rispetto a quelli provenienti da agricoltura convenzionale per diverse ragioni che di seguito vi elenchiamo.

 

Si potrebbe pensare che le aziende bio essendo ecosostenibili e non avendo spese di acquisto di prodotti chimici, abbiano costi inferiori, ma così non è. La resa delle colture e quindi dei prodotti risultante è inferiore: seguendo i cicli climatici, non si ha la sicurezza sul raccolto e che tutto quello coltivato sia effettivamente vendibile. Le sostanze utilizzate nella coltura convenzionale, invece, incrementano la crescita della pianta in modo artificiale, motivo per cui possiamo vedere frutta e verdura sui banconi dell’ortofrutta dalle dimensioni sproporzionate, ma che attirano l’attenzione del consumatore. Oltre alle dimensioni del singolo frutto, le piante producono quantità superiori di prodotto, cosa che naturalmente non farebbero.

 

Nelle coltivazioni biologiche aumenta anche il rischio di condizioni climatiche avverse e calamità naturali: il tempo di vita a contatto con il terreno aumenta notevolmente, i cibi non vengono raccolti prematuramente, e questo comporta maggiori rischi. Se prima della raccolta ci s’imbatte in un clima sfavorevole, come una grandinata, forti piogge o un periodo di siccità, questo significa che la maggior parte degli sforzi e dei guadagni vanno persi.

 

Nel biologico il costo di produzione è più elevato perché c’è un costo di manodopera maggiore: per tenere sotto controllo le piante infestanti si impiegano mezzi meccanici e fisici generalmente assai onerosi. I pesticidi che eliminano la presenza di organismi nocivi che danneggerebbero la pianta, o i diserbanti che impediscono la formazione di piante infestanti, riducono il lavoro e quindi il costo della produzione, in quanto sostituiscono la funzione che viene invece svolta, nel caso del biologico, quotidianamente dalla mano sapiente dei lavoratori. Niente diserbanti vuol dire zappare tutto a mano o spendere diverse migliaia di euro per macchine specializzate. 

Facendo un esempio concreto del vino biologico, suggerito dalla nostra amica viticoltrice Claudia Rizza, la gestione della chioma “va effettuata in modo maniacale perché non si possono usare insetticidi e funghicidi sistemici, che penetrano nel sistema linfatico della pianta e la avvelenato per quegli organismi). I soli trattamenti ammessi rame e zolfo coprono le foglie e si dilavano con le piogge per cui vanno ripetuti molto più spesso (soluzione non ideale secondo Claudia) o bisogna scegliere nuovi prodotti a contenuti di metalli molto inferiori ma miscelati con resine che fanno sì che si fissino sulle foglie più a lungo. Va specificato che nello specifico questi prodotti oltre ad essere costosissimi danneggiano le macchine irroratrici. In cantina non si fanno correzioni o aggiunte di alcun tipo per cui l’uva deve essere perfetta: significa che un agricoltore può dedicarsi solo ad un quantitativo limitato di terra, o pagare più manodopera, rispetto al collega convenzionale. La conseguenza è che i costi per i macchinari necessari sono molto maggiori se suddivisi per ettaro di terreno”.

 

Basti pensare inoltre che i fertilizzanti naturali hanno un costo maggiore rispetto a quelli di sintesi. La concimazione chimica relativamente economica va sostituita con pratiche colturali come il sovescio o stallatico biologici molto più costosi.

 

Poi, c’è da considerare il costo della certificazione e dei processi connessi al controllo e alla etichettatura del biologico: in assenza di un sistema di certificazione efficiente, codificato e consolidato, sarebbe molto elevato il rischio di frode. Inoltre la certificazione che nasce da un regolamento europeo ha il merito di equiparare gli obblighi a carico delle aziende biologiche, operanti su tutto il territorio comunitario. Questo sarebbe impossibile in assenza di un sistema di controllo o in presenza di un sistema di certificazione che non possegga adeguati requisiti dal punto di vista professionale. La certificazione è quindi un sistema di controllo che assicura la tutela dei produttori onesti e offre un elevato livello di garanzia ai consumatori. 

 

Anche i costi di distribuzione incidono in misura sensibile, anche se le possibilità che possano avere una flessione è elevata alla luce degli attuali trend di diffusione del biologico.

 

Infine ci sono i costi di trasformazione maggiori: per realizzare ad esempio spaghetti, penne e pasta in generale si impiegano acque di sorgente e la loro essiccazione viene effettuata a una temperatura non superiore a 55 gradi e a 100 gradi come nella grande industria. 

 

Insomma, la sentenza è alimenti bio più costosi ma senz’altro più sani e nutrienti: così è possibile consumarne una quota inferiore, compensando la differenza di prezzo all’origine. Il costo più alto può essere compensato da minori sprechi. Se siamo abituati a comprare grandi quantità di cibo, che potrebbe essere gettato perché non consumato in tempo o se per golosità ci facciamo tentare dalle primizie, prodotti non di stagione, potremmo ridimensionare lo stile di vita e scegliere meglio. Le idee possono essere svariate, le scelte possono essere dettate da vari motivi ma ciò su cui si dovrebbe soffermare il nostro pensiero è di conoscere ciò che portiamo in tavola ogni giorno.

 

Una ultima considerazione: quello di cui non ci accorgiamo sono i costi nascosti della spesa convenzionale. Se i danni causati all’ambiente dall’agricoltura che utilizza prodotti chimici di sintesi fossero considerati, come è giusto, nel prezzo di produzione, il costo degli alimenti bio sarebbe decisamente inferiore ai convenzionali, ma su questo argomento sarà bene fare un discorso a parte perché sono chiaramente meno evidenti anche se molto più nocivi nel lungo periodo. 

 

 
costo del biologico
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