Verobiologico
Caricamento...
  • Condividi su:

Cosa può fare per te un personal food planner 

Intervista a Laura Pozzato nella veste di Personal Food Planner

 

La primavera è alle porte e bisognerebbe rimettersi in forma per l’estate. Naturalmente l’ideale sarebbe seguire una dieta equilibrata a base di ingredienti sani e alimenti corretti.

 

Se sei una persona di buoni propositi, potresti avere il giusto sostegno da una Personal Food Planner, non una dietista, neppure una dietologa o nutrizionista, ma una nuova figura professionale che saprà aiutarti a fare la spesa in modo consapevole e che ti proporrà i giusti abbinamenti a tavola per il tuo benessere.

 

Giorno per giorno avrai al tuo fianco chi decide per te: che cosa comprare al mercato, in che quantità e come cucinarlo. 

 

Perché se la voglia di cucinare è ritornata a tanti, la routine quotidiana rende necessario che qualcuno coordini tempi, idee, ricette e ingredienti. E la figura giusta è proprio quella del Personal Food Planner!

 

Per capire meglio chi è e cosa fa il Personal Food Planner, abbiamo intervistato per voi Laura, che ha lasciato il suo lavoro a tempo indeterminato, per inseguire la sua passione: trasformare l’amore per la cucina in un lavoro. In qualità di Personal Food Planner, Laura offre consulenze diversi servizi personalizzati ed attraverso le nostre domande ci racconta e ci spiega come può essere utile affidarsi a questa nuova figura professionale.

 

 

Personal Food Planner

 

 

1. Che cosa può fare un Personal Food Planner?

La mia missione come FOOD PLANNER è proprio quella di accompagnare le persone nel quotidiano verso scelte di cibo più salutari e sostenibili (quello che io definisco un cibo BUONO), a partire dalle abitudini di acquisto, così come dalla propria cucina con gli strumenti che si hanno a disposizione.

 

Quindi direttamente a casa propria l’organizzazione pratica in cucina, consigli sulla qualità del cibo, insieme a cotture e ricette che rispettino le proprie esigenze alimentari (regimi speciali, allergie, intolleranze, ecc.) e qualche suggerimento sulla pianificazione dei pasti; il tutto con la giusta dose di divertimento!

 

Quello che il Food Planner fornisce è un metodo per portare a termine un obiettivo prefissato (ad esempio seguire una dieta, aumentare il consumo di verdura e di prodotti freschi, ecc.) e delle soluzioni concrete a problemi di varia natura (mancanza di tempo o desiderio di gustare pasti più sani per sé o per la propria famiglia). Si tratta di un servizio altamente personalizzato, perché cucito su misura, dove non manca anche la possibilità di coinvolgere i bambini.

 

Si parla tanto di cibo, riguardo al quale veicolano moltissime (per non dire troppe) informazioni, il Food Planner dà una mano a discernere quelle corrette e soprattutto le verità che fanno al caso proprio (perché non esistono principi validi per tutti). 

 

Idealmente il Food Planner si propone come figura complementare ad un nutrizionista o dietologo per aiutare le persone a tradurre nella pratica le indicazioni alimentari ricevute, integrando la propria attività sportiva. 

 

Infine il Food Planner può diventare anche una sorta di personal shopper, che non solo consiglia dove reperire il cibo ma anche guida le persone in un viaggio a ritroso, aiutando a scoprire da dove ha origine il cibo che si mette in tavola.

 

 

2.  Un Personal Food Planner può aiutare a risparmiare tempo e denaro per fare la spesa?

Certo, perché la nostra spesa e la sua incidenza monetaria si basano proprio sulla scelta degli alimenti e sul luogo di acquisto.

 

Così come è vero che il cibo di cui ci nutriamo esprime un atto politico, possiamo affermare che il tutto parte dalla nostra “dispensa”.

 

Innanzitutto la qualità può essere adottata come criterio al posto della quantità: acquistando prodotti di maggior qualità, spesso più costosi (ma non è sempre detto), se ne compreranno meno, soddisfacendo maggiormente il palato, non appesantendo troppo il nostro organismo e sicuramente sprecandone meno (basti pensare ai generi alimentari di lusso che di solito vengono gustati con la massima parsimonia).

E’ una regola basilare: di fronte a qualcosa che vale di più, o che presenta un prezzo più elevato, si presta maggior attenzione.

La riduzione degli sprechi, che porta un indubbio vantaggio a livello economico personale ed in senso più generale in termini di impatto ambientale, passa inoltre attraverso la conservazione in maniera idonea del cibo stesso. E’ importante imparare a trasformalo (adottando tecniche specifiche) prima che esso vada guasto, leggere le date di scadenza in maniera corretta, pianificare i menù tenendo conto degli imprevisti e così via.

Comprare stagionale, locale e direttamente dal produttore – a filiera corta – aiuta a contenere i costi. Acquistare sfuso, in aggiunta, serve a non pagare il packaging (esistono vere botteghe specializzate in questo).

Comunque, una volta che si conoscono i canali giusti poi nascono fruttuose relazioni di fiducia. Si tratta solo di fare un investimento iniziale, il primo passo..

Poi il risparmio maggiore è in salute: mangiar sano è la forma primaria di prevenzione!

 

 

3. È possibile passare meno tempo in cucina (se è quello che si cerca) ma aumentare la qualità?

Sì, la parola chiave è organizzazione. 

Come in qualsiasi ambito, però, ci vuole costanza, esercizio e impegno per raggiungere uno specifico obiettivo. Infatti è possibile imparare a gestire la propria dispensa e, avvalendosi degli attrezzi giusti (non per forza proibitivi), risparmiare tempo ed energia.

Io ho una mappa mentale molto chiara sul come muoversi in cucina, grazie all’esperienza in ambienti professionali dove i ritmi sono incalzanti: come Food Planner, ad esempio, guido le persone a fare meno passaggi possibili (tra cui avere meno stoviglie da lavare!).

La dispersione maggiore di solito è a livello di energia mentale.

Se si acquisisce padronanza della propria cucina, poi si sarà in grado di riprodurre in modo quasi automatico i vari passaggi, anche se affaticati da una lunga giornata di lavoro. 

 

 

4. E lo spreco di cibo?

È un grosso problema di cui forse non ci rendiamo pienamente conto: il 60-70% dello spreco alimentare avviene nelle nostre case.

Si spreca per dimenticanza e per noncuranza, sacrificando risorse del pianeta invano e usandone altre per lo smaltimento dei relativi rifiuti.

Spesso si butta via per paura delle “regole” imposte dagli altri, perché magari  non ci si fida più dei nostri sensi o perché non si è in grado di leggere correttamente le etichette.

Si spreca perchè siamo abituati alla comodità, perché non si ha voglia di mangiare due volte consecutive la stessa pietanza o non si ha la creatività del trasformare o del reinventare.

La misura è inoltre fondamentale e comincia dal calcolo delle porzioni. 

Se non si consuma interamente un prodotto può essere donato, condiviso o congelato..

La cucina, mi piace ribadirlo, nasce con lo scopo di assemblare ciò che si aveva a disposizione per conservare più  a lungo beni deperibili.

Inoltre io sono particolarmente affascinata dalla filosofia che utilizza tutti gli ingredienti nella loro interezza: dalle radici alle foglie.

Non dobbiamo essere tutti chef, anzi, dimentichiamoci gli show cooking televisivi, le tecniche di base da utilizzare ai fornelli sono alla portata di tutti.

 

 

5. Quali sono i consigli che dai per selezionare ingredienti di qualità e cibo più sano?

Io mi rifaccio a chi mi ha illuminato ed ispirato nel mio cammino, Annemarie Colbin – pioniera nella nutrizione e fondatrice di una scuola di cucina naturale a New York, il ”Natural Gourmet Institute” – e ai suoi 7 criteri per la scelta del BUON CIBO:

 

1.Il Buon Cibo dovrebbe essere INTERO, ci viene presentato dalla natura con tutte le sue parti commestibili.

2.Il Buon Cibo dovrebbe essere FRESCO e NATURALE.

3.Il Buon Cibo dovrebbe essere REALE, niente falsificazioni o imitazioni. Bisogna leggere ogni ingrediente, se non risuona come un alimento non è cibo. Se è artificiale, il corpo saprà che qualcosa non va e si ribellerà!

4.Il Buon Cibo dovrebbe essere LOCALE, STAGIONALE, NON MODIFICATO GENETICAMENTE così da permetterci di essere in equilibrio con la Terra, le stagioni e l’ambiente.

5.Il Buon Cibo dovrebbe essere in armonia con le TRADIZIONI, dovrebbe essere più o meno simile a quello che mangiavano i nostri antenati, perchè l’evoluzione ha reso i nostri geni recettivi in tal senso e questo sarà il cibo nutriente per noi.

6.Il Buon Cibo dovrebbe essere BILANCIATO, APPROPRIATO e SUFFICIENTE. Proteine, carboidrati, grassi; un po’ di ciascuno; in base al proprio stile di vita, inoltre è importante non mangiare troppo così come non troppo poco.

7.Il Buon Cibo dovrebbe essere DELIZIOSO, l’unico criterio senza il quale gli altri non valgono nulla!

 

 

6. Quando hai capito che la tua professione poteva essere questa?

La mia professione non è solo questa,  ho creato la figura di Food Planner per completare nella pratica l’azione di “educazione al cibo” che porto avanti a più livelli.

In qualità di gastronoma, lavoro come figura di raccordo tra produttori, ristoratori e consumatori, occupandomi di comunicazione e cultura del cibo. Dopo il master in Scienze Gastronomiche, ho capito che questa era la mia vocazione: demoltiplicare  quello che io stessa avevo avuto la fortuna di assorbire nella culla di Slow Food – la cultura del “buono, pulito e giusto” – e nelle mie esperienze in giro per il mondo. 

La qualità del cibo conta molto e il cibo porta davvero un contributo importante al nostro benessere, oltre a riconnetterci con noi stessi.

Non si mangia tanto per mangiare, saziarsi. Si mangia per nutrirsi.

 

 

7. Esiste una figura come la tua all’estero?

Non esattamente nel modo in cui io l’ho pensata. 

Durante la mia ricerca, infatti, ho incontrato delle figure di Coach (percorso di formazione che inizierò anch’io a breve) legate al mondo del cibo, ma declinate sotto forma di chef professionali o focalizzate sulla pianificazione dei pasti, così come esistono anche coach nell’ambito della nutrizione. 

Io invece collaboro con nutrizionisti specializzati, che hanno dunque competenze complementari alle mie.

 

Come corrispettivo del Food Planner, mi viene in mente Alice Waters, anche se non intendo assolutamente mettermi al suo livello. 

Per chi non la conoscesse, Alice Waters è una grande rivoluzionaria americana, una pioniera della filosofia FARM-TO-TABLE, cioè DAL CAMPO ALLA TAVOLA, sostenitrice del movimento Slow Food negli USA e fondatrice prima del ristorante “Chez Panizze” in California a base di ingredienti stagionali, freschi e prodotti localmente. Ha anche lanciato il rivoluzionario programma “Edible Schoolyard” dove gli studenti possono sperimentare direttamente la coltivazione, preparando ed assaggiando il cibo così prodotto, per capire a fondo da dove il cibo proviene e l’importanza di un cibo genuino nella nostra vita. Chissà che un giorno riesca anch’io a realizzare il “Laboratorio del gusto”, concretizzando uno dei miei sogni nel cassetto!

Alice Waters ricollega l’atto di cucinare con la bellezza e la generosità della natura, mettendo in luce il ruolo chiave degli ingredienti, preferibilmente “vivi e stagionali”, richiamando un tipo di cucina che nutre il corpo e l’anima.

Sostiene che il tutto consiste nell’imparare tecniche che, una volta fatte proprie, diventano assolutamente naturali.

Insegna, inoltre, ad utilizzare ogni parte di ogni singolo ingrediente, in modo da non buttar via nulla.

Perché più riusciamo a raggiungere il cibo il più vicino possibile alla sua fonte e gustarlo nella sua interezza, meglio è per noi e per il pianeta.

 

Per chi vuole avere maggiori dettagli su questa nuova professione, conoscere in modo più approfondito Laura Pozzato e desidera mettersi in contatto con lei, il riferimento è il suo blog about.good.food

 

 

 

Il mondo è pieno di storie, circostanze e situazioni curiose che aspettano solo di essere raccontate

Hannah Arendt

Personal Food Planner
Per offrirti il miglior servizio possibile in questo sito utilizziamo i cookies, anche di terze parti a solo scopo statistico. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso. Ulteriori informazioni.